La ditta senza Renzi
Il primo turno è andato così: la valanga di Renzi, lo tsunami del Pd, il crollo di Forza Italia, il flop di Grillo, l’inconsistenza di Ncd, la scomparsa del centrodestra, le 107 province su 110 conquistate dal Partito democratico, il successo in Piemonte, in Abruzzo, gli otto grandi comuni confermati al primo turno e gli altri sedici grandi comuni da contendersi al ballottaggio. Il primo turno è andato così grazie al traino di Renzi, grazie alla sovrapposizione tra voto per i comuni e voto per l’europee e grazie alla mobilitazione prodotta non tanto dal famoso “partito dei sindaci” quanto dal partito dell’ex sindaco.
18 AGO 20

Il primo turno è andato così: la valanga di Renzi, lo tsunami del Pd, il crollo di Forza Italia, il flop di Grillo, l’inconsistenza di Ncd, la scomparsa del centrodestra, le 107 province su 110 conquistate dal Partito democratico, il successo in Piemonte, in Abruzzo, gli otto grandi comuni confermati al primo turno e gli altri sedici grandi comuni da contendersi al ballottaggio. Il primo turno è andato così grazie al traino di Renzi, grazie alla sovrapposizione tra voto per i comuni e voto per l’europee e grazie alla mobilitazione prodotta non tanto dal famoso “partito dei sindaci” quanto dal partito dell’ex sindaco. “Se nel 2009 – ha registrato l’Istituto Cattaneo – lo scarto per il Pd tra il voto nelle europee e voto nelle comunali era negativo (-0,1 per cento), nel 2014 lo scarto per il Pd, tra il voto alle europee e il voto alle comunali, non solo diventa positivo ma aumenta notevolmente (5,8 per cento)”. Significa che due settimane fa, nei comuni in cui si è votato sia per le amministrative sia per le europee, gli elettori del Pd hanno votato più per il Pd di Renzi che per il Pd dei sindaci. Significa che, al contrario di quanto sostiene per esempio Massimo D’Alema, alle europee il Partito democratico è andato bene non grazie al grande contributo della vecchia ditta ma nonostante la stessa ditta. Il caso più significativo di rottamazione del vecchio usato sicuro, da parte degli elettori, è stato, a livello europeo, quello di Salvatore Caronna, ex europarlamentare del Pd, fede bersanian-prodiana, candidato nel collegio del nord-ovest, nella sua Emilia Romagna, nell’Emilia Romagna di Prodi e Bersani, che avrebbe dovuto essere riconfermato in Europa e che è stato invece clamorosamente bocciato dagli elettori. Renzi e il Pd. Il Pd e la ditta. L’usato sicuro e la rottamazione. Da questo punto di vista, dicono a Largo del Nazareno, i rischi che il Pd corre ai prossimi ballottaggi sono legati proprio a quei comuni dove i candidati sono alcuni esponenti del partito legati alla vecchia ditta, al vecchio mondo dell’usato sicuro. Livorno, Padova, Perugia, Modena. Il punto è il seguente.
Senza l’effetto traino del presidente del Consiglio (domenica si vota solo ai ballottaggi, non alle europee) questi candidati potrebbero regalare, come temono a Palazzo Chigi, qualche dispiacere al segretario fiorentino. I comuni osservati con maggiore preoccupazione a Largo del Nazareno, e quelli che secondo i renziani rischiano di pagare maggiormente l’assenza del rimorchio del Rottamatore, sono quelli di Modena (183 mila abitanti), Padova (213 mila abitanti), Livorno (160 mila abitanti), Perugia (167 mila abitanti) e Civitavecchia (51 mila abitanti). A Modena, dove il candidato del centrosinistra non ha vinto al primo turno per appena 275 voti, Gian Carlo Muzzarelli, vecchio bersaniano, anti renziano convinto, è al ballottaggio contro Marco Bortolotti del M5s. E il Pd, ora che con il candidato a 5 stelle si sono schierati la Lega, una parte di Fratelli d’Italia, l’ex ministro Carlo Giovanardi, teme che Modena possa diventare un nuovo caso Parma, visto e considerato anche il fatto che la differenza tra i voti in città alle comunali e quelli alle europee è circa del 10 per cento (ma al primo turno il candidato del centrosinistra ha preso comunque il 49 per cento e con tutta la buona volontà non sarà facile perdere). Stesso discorso a Livorno, dove per la prima volta in sessant’anni il sindaco sarà deciso al ballottaggio. Qui domenica il candidato del centrosinistra Marco Ruggeri, ex segretario territoriale dei Ds, non esattamente un renziano, affronterà al ballottaggio il candidato del 5 stelle Filippo Nogarin. Lo scarto tra gli elettori che hanno votato Pd alle europee e quelli che hanno votato il Pd alle amministrative è stato ancora più alto di Modena, 15 per cento, e i vertici del partito sono convinti che potrebbe essere questa, Livorno, la prima ferita dell’èra Renzi. Un ragionamento simile vale meno per Perugia (il sindaco uscente, Wladimiro Boccali, tendenza Cuperlo, è stato costretto al ballottaggio, ma in Umbria il Pd è molto forte). E vale più per Civitavecchia (Tidei, sindaco uscente del Pd, sfida il candidato di Grillo, e il 5 stelle ha possibilità di conquistare il comune) e soprattutto per Padova: la città del bersaniano Zanonato, ex ministro del governo Letta, dove il candidato arrivato al ballottaggio contro il centrodestra è l’ex vice di Zanonato, Ivo Rossi, e dove la coalizione di centrosinistra ha raccolto circa 10 mila voti in meno rispetto alla lista del Pd alle europee. Piccoli segnali. Piccole preoccupazioni. Piccole dinamiche comunali. Ma ciò che è certo è che domenica prossima i ballottaggi dove il centrosinistra sarà impegnato saranno utili a dimostrare quanto conta esattamente l’effetto Renzi negli equilibri del nuovo Pd.
Senza l’effetto traino del presidente del Consiglio (domenica si vota solo ai ballottaggi, non alle europee) questi candidati potrebbero regalare, come temono a Palazzo Chigi, qualche dispiacere al segretario fiorentino. I comuni osservati con maggiore preoccupazione a Largo del Nazareno, e quelli che secondo i renziani rischiano di pagare maggiormente l’assenza del rimorchio del Rottamatore, sono quelli di Modena (183 mila abitanti), Padova (213 mila abitanti), Livorno (160 mila abitanti), Perugia (167 mila abitanti) e Civitavecchia (51 mila abitanti). A Modena, dove il candidato del centrosinistra non ha vinto al primo turno per appena 275 voti, Gian Carlo Muzzarelli, vecchio bersaniano, anti renziano convinto, è al ballottaggio contro Marco Bortolotti del M5s. E il Pd, ora che con il candidato a 5 stelle si sono schierati la Lega, una parte di Fratelli d’Italia, l’ex ministro Carlo Giovanardi, teme che Modena possa diventare un nuovo caso Parma, visto e considerato anche il fatto che la differenza tra i voti in città alle comunali e quelli alle europee è circa del 10 per cento (ma al primo turno il candidato del centrosinistra ha preso comunque il 49 per cento e con tutta la buona volontà non sarà facile perdere). Stesso discorso a Livorno, dove per la prima volta in sessant’anni il sindaco sarà deciso al ballottaggio. Qui domenica il candidato del centrosinistra Marco Ruggeri, ex segretario territoriale dei Ds, non esattamente un renziano, affronterà al ballottaggio il candidato del 5 stelle Filippo Nogarin. Lo scarto tra gli elettori che hanno votato Pd alle europee e quelli che hanno votato il Pd alle amministrative è stato ancora più alto di Modena, 15 per cento, e i vertici del partito sono convinti che potrebbe essere questa, Livorno, la prima ferita dell’èra Renzi. Un ragionamento simile vale meno per Perugia (il sindaco uscente, Wladimiro Boccali, tendenza Cuperlo, è stato costretto al ballottaggio, ma in Umbria il Pd è molto forte). E vale più per Civitavecchia (Tidei, sindaco uscente del Pd, sfida il candidato di Grillo, e il 5 stelle ha possibilità di conquistare il comune) e soprattutto per Padova: la città del bersaniano Zanonato, ex ministro del governo Letta, dove il candidato arrivato al ballottaggio contro il centrodestra è l’ex vice di Zanonato, Ivo Rossi, e dove la coalizione di centrosinistra ha raccolto circa 10 mila voti in meno rispetto alla lista del Pd alle europee. Piccoli segnali. Piccole preoccupazioni. Piccole dinamiche comunali. Ma ciò che è certo è che domenica prossima i ballottaggi dove il centrosinistra sarà impegnato saranno utili a dimostrare quanto conta esattamente l’effetto Renzi negli equilibri del nuovo Pd.
Nasce a Palermo nel 1982, vive a Roma da parecchio tempo, lavora al Foglio dal 2005 e da gennaio 2015 è direttore. Ha scritto qualche libro (“Le catene della destra” e “Le catene della sinistra”, con Rizzoli, “Io non posso tacere”, con Einaudi, “Tra l’asino e il cane. Conversazione sull’Italia”, con Rizzoli, “La Presa di Roma”, con Rizzoli, e "Ho visto l'uomo nero", con Castelvecchi), è su Twitter.
E’ interista, ma soprattutto palermitano. Va pazzo per i Green Day, gli Strokes, i Killers, i tortini al cioccolato e le ostriche ghiacciate. Due figli.
